SALE LA TENSIONE TRA IRAN E ISRAELE

Negli ultimi giorni si è considerevolmente alzata la tensione tra Iran e Israele, dopo che Gerusalemme ha lanciato un devastante attacco alle forze iraniane stanziate in Siria. In particolare, nella giornata di lunedì Israele ha bombardato il consolato dell’Iran in Siria, uccidendo sette ufficiali di alto livello della Repubblica Islamica, tra cui Mohammed Reza Zahedi, comandante della Guardia Rivoluzionaria e Mohammad Hadi Haji Rahimi, altro comandante di alto livello di Teheran. Insieme a loro sarebbero rimasti vittime dell’attacco almeno sei cittadini siriani.

L’Iran, che fin dalla Rivoluzione Islamica del 1979 lancia costantemente duri attacchi verbali verso Israele, ha annunciato la volontà di punire seriamente gli israeliani per l’attacco, e così ha fatto anche la milizia libanese Hezbollah. Secondo Israele, però, l’obiettivo colpito non sarebbe una struttura diplomatica ma un palazzo dedicato a operazioni militari. Nonostante Israele stia colpendo da anni degli obiettivi in Siria, l’attacco di lunedì rappresenta una decisa escalation. Inoltre, Teheran già dichiarato che gli Stati Uniti sono ritenuti complici dell’attacco israeliano e questo potrebbe portare a una rappresaglia anche verso militari e basi americane nell’area. Dopo un attacco di questo calibro, del resto, l’Iran difficilmente potrà evitare di reagire.

Proprio in vista di tale possibile dura risposta iraniana, Israele ha ulteriormente innalzato lo stato di allerta delle sue forze antiaeree e ha richiamato i riservisti. Il rischio è che l’Iran decida di colpire direttamente il suolo israeliano, che potrebbe portare a uno stato di guerra aperto tra i due Paesi. Tutto ciò avviene, tra l’altro, in un momento cui Israele sta organizzando l’operazione attraverso la quale, tramite l’invasione di Rafah, dovrebbe cercare di ridurre ai minimi termini la presenza di Hamas nella striscia di Gaza. L’operazione, però, appare particolarmente delicata, anche a causa del rischio di causare un numero elevato di vittime collaterali tra i civili e i rifugiati lì stanziati. Per le dinamiche mediorientali, ma anche globali, dunque, i prossimi giorni e settimane saranno cruciali.

 

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